L'Unità ha il compito di supportare gli organismi investigativi e l'Autorità Giudiziaria attraverso un'attività di studio, analisi ed elaborazione di tutte le informazioni disponibili nel caso di:
omicidi senza apparente movente e/o di particolare efferatezza;
omicidi e violenze sessuali riconducibili ad un unico autore;
rapine in ambiente videocontrollato.
Il percorso metodologico seguito dall'UACV nella trattazione di un caso è stabilito con molto rigore e passa attraverso quattro momenti fondamentali, strettamente collegati tra loro, ai quali corrispondono altrettanti settori di competenza denominati:
Esame della Scena del Crimine
Analisi della Scena del Crimine
Analisi delle Informazioni
Analisi del Comportamento
Ad ogni settore corrisponde uno specifico laboratorio dell'UACV, come il Laboratorio di Supporto Videodocumentale.
La Scienza della Deduzione è un blog di Criminologia, Fenomenologia dei Serial Killer e Scienze Criminologiche
martedì 17 luglio 2012
giovedì 5 luglio 2012
Criminalistica
Mantovani, nel 1979, ha definito la Criminalistica come “quella particolare tecnica dell’investigazione criminale che studia il complesso dei mezzi, suggeriti dalle varie scienze, per l’accertamento del reato e la scoperta dell’autore ed alla quale appartiene una massa di nozioni di medicina legale, di dattiloscopia, di antropometria, di balistica giudiziaria, di grafometria, di tossicologia forense …..“ in essa, dunque, confluiscono scienze e discipline, autonome ed indipendenti l’una dall’altra, con un comune oggetto di indagine rappresentato dalla scoperta del reato, dell’autore e spesso anche alla individuazione della vittima”.
Con questa premessa ci occuperemo di CRIMINALISTICA che in questa sede sarà considerata e trattata come una scienza, anzi meglio come un corpo dottrinale con nozioni su più campi scientifici, non ancora autonoma, né unitaria, interdisciplinare, ma non multidisciplinare, poiché se è vero che riguarda contemporaneamente più discipline scientifiche, esse sono connesse ed affini tra loro tanto e, necessariamente, da intersecarsi.
La fusione di metodi e tecniche di tali discipline, l’utilizzo di moderni, sofisticati strumenti e procedure, costituiscono quello insieme, mai statico, che definiremo CRIMINALISTICA, in altre parole lo studio delle tracce del delitto, dunque il risalire attraverso queste alla qualificazione del reato ed all’identificazione del reo.
- Trae la sua origine dalla Medicina Legale e dall’Antropologia Criminale, ha avuto il suo definitivo avvio solo negli ultimi quindici anni, con il progresso delle scienze applicate e con l’approvazione e introduzione del nuovo C.P.P. nel 1989, ma nonostante la sua sempre più capillare e puntuale applicazione, l’enorme e recente popolarità dovuta anche ad una certa spettacolarizzazione, si vedano a tal proposito le numerose serie televisive, cinematografiche, nazionali ed estere, ormai con un’eco planetaria, non è ancora possibile parlare di una disciplina autonoma.
- La distingueremo tra biologica e non biologica e, poiché la sua attività più importante è il repertamento, schematicamente, possiamo affermare che essa dall’esame della tipologia del reato può arrivare a definire la tipologia del reo; parallelamente è possibile passare, configurando il diritto penale del reato ad individuare quello dell’autore.
Più che mai possiamo affermare che nella criminalistica l’investigatore cerca il vero, tralasciando ciò che può essere il giusto e, le due operazioni ovvero l’investigazione e la ricerca della prova, sono distinte; gli oggetti, le cose, in una scena del crimine, sono astrattamente da considerare tutti corpi di reato, ma, naturalmente, lo scopo o la finalità con le quali sono stati usati attribuiscono loro questa, definiamola, qualità. Così, possiamo sinteticamente affermare che gli oggetti e le finalità con le quali sono usati creano la Criminalistica.
Dunque dal fatto commesso scaturiscono due processi logici:
-- Quello destinato a risalire all’autore;
-- Quello destinato alla ricerca dei fatti da attribuire all’autore.
Con questa premessa ci occuperemo di CRIMINALISTICA che in questa sede sarà considerata e trattata come una scienza, anzi meglio come un corpo dottrinale con nozioni su più campi scientifici, non ancora autonoma, né unitaria, interdisciplinare, ma non multidisciplinare, poiché se è vero che riguarda contemporaneamente più discipline scientifiche, esse sono connesse ed affini tra loro tanto e, necessariamente, da intersecarsi.
La fusione di metodi e tecniche di tali discipline, l’utilizzo di moderni, sofisticati strumenti e procedure, costituiscono quello insieme, mai statico, che definiremo CRIMINALISTICA, in altre parole lo studio delle tracce del delitto, dunque il risalire attraverso queste alla qualificazione del reato ed all’identificazione del reo.
- Trae la sua origine dalla Medicina Legale e dall’Antropologia Criminale, ha avuto il suo definitivo avvio solo negli ultimi quindici anni, con il progresso delle scienze applicate e con l’approvazione e introduzione del nuovo C.P.P. nel 1989, ma nonostante la sua sempre più capillare e puntuale applicazione, l’enorme e recente popolarità dovuta anche ad una certa spettacolarizzazione, si vedano a tal proposito le numerose serie televisive, cinematografiche, nazionali ed estere, ormai con un’eco planetaria, non è ancora possibile parlare di una disciplina autonoma.
- La distingueremo tra biologica e non biologica e, poiché la sua attività più importante è il repertamento, schematicamente, possiamo affermare che essa dall’esame della tipologia del reato può arrivare a definire la tipologia del reo; parallelamente è possibile passare, configurando il diritto penale del reato ad individuare quello dell’autore.
Più che mai possiamo affermare che nella criminalistica l’investigatore cerca il vero, tralasciando ciò che può essere il giusto e, le due operazioni ovvero l’investigazione e la ricerca della prova, sono distinte; gli oggetti, le cose, in una scena del crimine, sono astrattamente da considerare tutti corpi di reato, ma, naturalmente, lo scopo o la finalità con le quali sono stati usati attribuiscono loro questa, definiamola, qualità. Così, possiamo sinteticamente affermare che gli oggetti e le finalità con le quali sono usati creano la Criminalistica.
Dunque dal fatto commesso scaturiscono due processi logici:
-- Quello destinato a risalire all’autore;
-- Quello destinato alla ricerca dei fatti da attribuire all’autore.
Approccio Giudirico
APPROCCIO GIURIDICO
Trova la sua massima espressione nella Scuola Classica che s’inserisce in un contesto storico e sociale di grandi cambiamenti, infatti, il XVIII secolo, che vide il tramonto della vecchia aristocrazia, l’affacciarsi di una nuova borghesia prepotentemente alla ribalta della rivoluzione industriale, fu carico di tali e tanti mutamenti che portarono al prevalere d’idee riformatrici produttrici di profondi mutamenti nel sistema giudiziario. Polo d’interesse: la dignità umana.
Massimo esponente di tale scuola fu l’italiano Cesare BECCARIA (1738 - 1794) che, con l’inglese Jeremy BENTHAN (1748 - 1832), “proponeva di basare leggi e amministrazione giudiziaria sulla razionalità e sui diritti umani; due criteri, all’epoca, non applicati”. L’essere umano, persona razionale, in grado di portare avanti libere scelte, doveva essere trattato nel rispetto dei diritti civili ed essere sottoposto al “due process of law”, che in inglese significa un’azione giudiziaria conforme alla legge, tale da escludere l’arbitrarietà dei giudici. Secondo la scuola classica la deterrenza serve solo a giustificare la pena. Gli elementi essenziali sono: la celerità (rapidità di applicazione della punizione), certezza (della pena ogni volta che un reato viene commesso), severità (quantità della pena da infliggere).
Le teorie sul crimine e la criminalità sono quindi complesse osservazioni empiriche e logiche.
Naturalmente la teoria è parte della vita quotidiana, ognuno di noi presta ricorso alle teorie che possono essere semplici o complesse (a seconda dei fenomeni osservati), concrete o astratte. Si tratta, comunque, di generalizzazioni che provengono dalla conoscenza empirica o da esperienze, intuizioni, senso comune, conoscenza scientifica. Hanno criteri di validazione sia quantitativi (sistemi di verifica attraverso misurazioni) che qualitativi, basati sulla coerenza logica, sulla capacità di dare senso a posizioni divergenti, di sensibilizzazione e, in ultimo, sulla notorietà (più è nota una teoria più è una buona).
Trova la sua massima espressione nella Scuola Classica che s’inserisce in un contesto storico e sociale di grandi cambiamenti, infatti, il XVIII secolo, che vide il tramonto della vecchia aristocrazia, l’affacciarsi di una nuova borghesia prepotentemente alla ribalta della rivoluzione industriale, fu carico di tali e tanti mutamenti che portarono al prevalere d’idee riformatrici produttrici di profondi mutamenti nel sistema giudiziario. Polo d’interesse: la dignità umana.
Massimo esponente di tale scuola fu l’italiano Cesare BECCARIA (1738 - 1794) che, con l’inglese Jeremy BENTHAN (1748 - 1832), “proponeva di basare leggi e amministrazione giudiziaria sulla razionalità e sui diritti umani; due criteri, all’epoca, non applicati”. L’essere umano, persona razionale, in grado di portare avanti libere scelte, doveva essere trattato nel rispetto dei diritti civili ed essere sottoposto al “due process of law”, che in inglese significa un’azione giudiziaria conforme alla legge, tale da escludere l’arbitrarietà dei giudici. Secondo la scuola classica la deterrenza serve solo a giustificare la pena. Gli elementi essenziali sono: la celerità (rapidità di applicazione della punizione), certezza (della pena ogni volta che un reato viene commesso), severità (quantità della pena da infliggere).
Le teorie sul crimine e la criminalità sono quindi complesse osservazioni empiriche e logiche.
Naturalmente la teoria è parte della vita quotidiana, ognuno di noi presta ricorso alle teorie che possono essere semplici o complesse (a seconda dei fenomeni osservati), concrete o astratte. Si tratta, comunque, di generalizzazioni che provengono dalla conoscenza empirica o da esperienze, intuizioni, senso comune, conoscenza scientifica. Hanno criteri di validazione sia quantitativi (sistemi di verifica attraverso misurazioni) che qualitativi, basati sulla coerenza logica, sulla capacità di dare senso a posizioni divergenti, di sensibilizzazione e, in ultimo, sulla notorietà (più è nota una teoria più è una buona).
Teorie Funzionalistiche
Teorie funzionalistiche
Tra queste:
Teoria dell’Anomia - 1897 - E. Durkeim, ovvero assenza di regole sociali, quindi la “devianza è un prodotto della struttura e delle condizioni sociali”
Scuola di Chicago (dal 1892 fino a tutti gli anni 30) - Prende il nome dall’Università di Chicago dove nel 1892 venne fondato il primo dipartimento di sociologia che nei successivi cinquanta anni fu il polo di riferimento sociologico, per l’intera America. La scuola si occupò in particolare “dello sviluppo e del cambiamento del comportamento umano indotto dall’ambiente fisico e sociale” considerando gli “individui come creature complesse … e la comunità come il principale elemento d’influenza sul comportamento dei singoli” (Devianza e Criminalità ..).
Teoria dello struttural-funzionalismo - R.K. Merton, T. Parson, K. Davis - il comportamento delinquenziale è frutto del distacco dai valori socialmente condivisi e della rottura di equilibri predefiniti. Merton, in particolare, attribuisce il comportamento deviante allo “svantaggio” nella corsa al successo di alcuni gruppi sociali rispetto ad altri.
Teoria dell’associazione differenziale - nata intorno agli anni 40 è frutto delle intuizioni di Edwin Sutherland, secondo cui “il comportamento criminale si apprende in un certo ambiente sociale attraverso la comunicazione fra persone strettamente legate fra loro”.
Teorie sottoculturali
Queste teorie, come la stragrande maggioranza di quelle dell’epoca (anni 50 - 60) pongono in relazione classi sociali e criminalità, i valori opposti delle classi medie, soprattutto riferiti alle bande giovanili delinquenziali. I maggiori esponenti sono: Cohen, Cloward e Ohlin, Miller, Wolfgang e Ferracuti.
Teorie dell’etichettamento
Ha come punto di partenza l’interazionismo simbolico per il quale “la mente e il sé non sono elementi innati, bensì costruiti dall’ambiente sociale; è attraverso il processo comunicativo, o di simbolizzazione, che gli individui arrivano a definire se stessi e gli altri … definiamo la nostra identità riflettendoci negli altri” (Mead - 1934) e descrive la causa della devianza nella società stessa che qualifica, ETICHETTA, come deviante chi compie determinate azioni - H.S. Becher, E.M. Lemert, J.I.Kitsuse, E. Goffman
Teorie del controllo sociale
Per questa teoria le cause della criminalità e della delinquenza sono variabili di tipo sociologico, struttura familiare, istruzione, gruppo dei pari. Sono definite anche Teorie della socializzazione poiché la socializzazione è la forma di controllo più importante che si possa esercitare … viene insegnato un modo giusto di fare le cose, sia dalla famiglia sia dalla scuola. Hirschi – Sike - Matza
Tra queste:
Teoria dell’Anomia - 1897 - E. Durkeim, ovvero assenza di regole sociali, quindi la “devianza è un prodotto della struttura e delle condizioni sociali”
Scuola di Chicago (dal 1892 fino a tutti gli anni 30) - Prende il nome dall’Università di Chicago dove nel 1892 venne fondato il primo dipartimento di sociologia che nei successivi cinquanta anni fu il polo di riferimento sociologico, per l’intera America. La scuola si occupò in particolare “dello sviluppo e del cambiamento del comportamento umano indotto dall’ambiente fisico e sociale” considerando gli “individui come creature complesse … e la comunità come il principale elemento d’influenza sul comportamento dei singoli” (Devianza e Criminalità ..).
Teoria dello struttural-funzionalismo - R.K. Merton, T. Parson, K. Davis - il comportamento delinquenziale è frutto del distacco dai valori socialmente condivisi e della rottura di equilibri predefiniti. Merton, in particolare, attribuisce il comportamento deviante allo “svantaggio” nella corsa al successo di alcuni gruppi sociali rispetto ad altri.
Teoria dell’associazione differenziale - nata intorno agli anni 40 è frutto delle intuizioni di Edwin Sutherland, secondo cui “il comportamento criminale si apprende in un certo ambiente sociale attraverso la comunicazione fra persone strettamente legate fra loro”.
Teorie sottoculturali
Queste teorie, come la stragrande maggioranza di quelle dell’epoca (anni 50 - 60) pongono in relazione classi sociali e criminalità, i valori opposti delle classi medie, soprattutto riferiti alle bande giovanili delinquenziali. I maggiori esponenti sono: Cohen, Cloward e Ohlin, Miller, Wolfgang e Ferracuti.
Teorie dell’etichettamento
Ha come punto di partenza l’interazionismo simbolico per il quale “la mente e il sé non sono elementi innati, bensì costruiti dall’ambiente sociale; è attraverso il processo comunicativo, o di simbolizzazione, che gli individui arrivano a definire se stessi e gli altri … definiamo la nostra identità riflettendoci negli altri” (Mead - 1934) e descrive la causa della devianza nella società stessa che qualifica, ETICHETTA, come deviante chi compie determinate azioni - H.S. Becher, E.M. Lemert, J.I.Kitsuse, E. Goffman
Teorie del controllo sociale
Per questa teoria le cause della criminalità e della delinquenza sono variabili di tipo sociologico, struttura familiare, istruzione, gruppo dei pari. Sono definite anche Teorie della socializzazione poiché la socializzazione è la forma di controllo più importante che si possa esercitare … viene insegnato un modo giusto di fare le cose, sia dalla famiglia sia dalla scuola. Hirschi – Sike - Matza
Psicologia Criminale
Essa s’inserisce nel campo, più ampio della Psicologia della personalità, alla quale fornisce un particolare contributo intersecandosi con gli aspetti psichiatrici ed antropologici.
Come per la psicologia in generale, la psicologia della personalità ha tre livelli di caratterizzazione:
1.TEMPERAMENTO che “ …….. consiste nelle differenze individuali a base biologica rilevabili nel comportamento, che compaiono molto precocemente, sono relativamente stabili nel corso del tempo e in situazioni (sociali) diverse” (Bates, 1988). Riguarda gli aspetti formali della condotta (energico, sensibile, calmo).
2.CARATTERE si forma precocemente e si sviluppa nel tempo subendo l’influenza dei genitori e dell’ambiente. E’divenuto sinonimo delle qualità personali che rappresentano l’aderenza dell’individuo ai valori e alle norme della società. Quando si parla di carattere … si sta probabilmente applicando uno standard morale nel giudicare il comportamento. Riguarda le dimensioni morali della condotta (bugiardo, avaro, adulatore).
3.PERSONALITA’ può essere definita come l’insieme complesso delle caratteristiche psicologiche, in gran parte non coscienti e non facilmente modificabili, che si esprimono automaticamente in ogni aspetto comportamentale della persona e sono perciò pervasive. Nella personalità sono ricompresi i tratti del temperamento e del carattere permeati da una matrice complessa di predisposizioni biologiche, dalle influenze ambientali e dalle competenze culturali acquisite, formando il “profilo” dell’individuo, la sue capacità di percepire, sentire, pensare, affrontare e risolvere i problemi (COMPORTAMENTO). Riguarda gli aspetti sociali della condotta (loquace, diligente, generoso).
domenica 1 luglio 2012
Scienze Criminali
Le scienze criminali sono un complesso di discipline tra loro ristinte ed autonome aventi in comune l'oggetto : la criminalità. Le scienze criminali sono :
- Criminologia : scienza interdisciplinare finalizzata a conoscere e ad analizzare il fenomeno delittuoso ed a cercarne la causa.
Essa si divide a sua volta in :
a) criminologia etologica ( antropologia criminale, psicologia criminale, biologia criminale e vittimologia)
b) sociologia criminale; si occupa del modo di spiegare la criminalità ponendo l'attenzione sulle strutture sociali
c) criminologia clinica ; seguire e capire l'individuo per capire cosa lo ha portato a compiere quel determinato atto dannoso per se e per la società
d) crimonologia critica ; si pone il problema della validità delle nostre definizioni cruciali, dei meccanismi e dei processi criminali, dei meccanismi e finalità dei controlli sociali. (la criminologia si domanda sulla validità)
- Criminologia : scienza interdisciplinare finalizzata a conoscere e ad analizzare il fenomeno delittuoso ed a cercarne la causa.
Essa si divide a sua volta in :
a) criminologia etologica ( antropologia criminale, psicologia criminale, biologia criminale e vittimologia)
b) sociologia criminale; si occupa del modo di spiegare la criminalità ponendo l'attenzione sulle strutture sociali
c) criminologia clinica ; seguire e capire l'individuo per capire cosa lo ha portato a compiere quel determinato atto dannoso per se e per la società
d) crimonologia critica ; si pone il problema della validità delle nostre definizioni cruciali, dei meccanismi e dei processi criminali, dei meccanismi e finalità dei controlli sociali. (la criminologia si domanda sulla validità)
lunedì 12 marzo 2012
Criminologia post moderna
Cosa vuol dire moderno.
Una società è moderna quando:
- i membri attivi sono occupati
- lo status è acquisito in base alle prestazioni lavorative e non alla nascita (ascritto)
- vi è mobilità sociale tra classi e tra professioni
- sono ricercati e premiati atteggiamenti innovativi
- si sviluppa un apparato giuridico-amministrativo, la crescita è continua e cumulativa, vi è partecipazione, consenso, istruzione di base, sicurezza, assistenza sociale, libertà fondamentali
Il postmodernismo ha origine dal pensiero poststrutturalista francese e nasce dalla disillusione nei confronti delle teorie moderniste sia convenzionali sia radicali derivate da Hegel e Marx.
Gli autori che maggiormente hanno ispirato il postmoderno sono Nietzsche e Lacan.
Per Nietzsche non esiste nessuna verità base poiché anche la credenza nel valore della verità è una credenza storicamente condizionata. Sua è l’idea dell’eterno ritorno all’uguale, alla volontà di potenza, nichilismo e superuomo (oltreuomo per Vattimo). Ogni momento ha senso in se’.
Per Lacan è importante la scoperta di un inconscio che non è riconducibile alla coscienza, non è traducibile in termini filosofici e scientifici.
Postmodernismo è quindi rifiuto della modernità (razionalità, autorità, tecnologia e scienza), della occidentalizzazione, è rivalutazione della tradizione; è l’ascesa a nuovi valori e stili di vita.
L’incremento della criminalità ha diffuso un senso di minaccia e di insicurezza e fatto propendere per una politica criminale con concezione della pena di tipo neo-retribuzionistico. Si parla di incapacitazione dei delinquenti.
Le teorie razionali si basano sull’assunto che le persone sono in grado di prendere decisioni autonome pur senza escludere l’influenza dell’ambiente e della struttura sociale.
Garland
parla di criminologia della vita quotidiana.
Cohen e Felson parlano di teoria delle attività di routine. Riguardano i modelli stabili di comportamento con un’attenzione alla vittimologia e alla prevenzione della criminalità. L’opportunità di delinquere viene messa in relazione con i grandi mutamenti delle società occidentali che determinano il variare delle routine e in questo senso si pone in continuità con la Scuola di Chicago.
C'è poi la teoria degli stili di vita che spiega la differenza nei tassi di vittimizzazione collegata ai diversi stili di vita secondo tre elementi: ruolo sociale, posizione nella struttura sociale e componente razionale nell’agire.
La teoria della scelta razionale spiega le motivazioni che spingono a commettere azioni devianti come tentativo di soddisfare i bisogni primari.
La teoria sulla struttura delle opportunità per il crimine mette in evidenza tre elementi: obiettivi, vittime e strumenti che facilitano la commissione del reato dove però la scelta razionale dell’autore è fondamentale.
La teoria della vergogna differenziale ( fa parte delle teorie integrate) indica nel controllo sociale il parametro verso l’accettazione o il rifiuto della legge. La vergogna può essere quindi reintegrativa o disgregativa e punta il dito sulle implicazioni politiche della comunità per il principio del perdono.
Ancora ci sono la teoria del comportamento delinquente strutturato, sul corso di vita e sull’equilibrio del controllo.
Le teorie soggettive parlano di seduzione del crimine, Katz, che pongono l’accento sulle motivazioni e gli intenti delle persone devianti.
La criminologia della pacificazione sostiene la necessità di affrontare in modo diverso i problemi sociali, spostando l’attenzione dai criminali ai cittadini per sottolineare l’importanza delle relazioni interpersonali empatiche.
La prospettiva del design ambientale è erede della Scuola di Chicago. La prima analisi si deve a Jacobs che critica la tendenza urbanistica a dividere la città in aree specializzate secondo criteri funzionali. La monotonia delle strutture di insediamento sarebbero causa di comportamenti devianti.
Il programma di Newman di prevenzione del crimine attraverso le strutture ambientali si basa sul concetto di spazio difendibile. La struttura architettonica può facilitare famiglie e singoli ad aumentare il loro senso di responsabilità per la cura, la protezione e la sicurezza dello spazio sociale circostante. Il recupero del controllo urbano avviene per Newman attraverso 4 elementi: territorialità (evitare le terre di nessuno degli spazi condivisi), sorveglianza (i luoghi di accesso devono essere visibili), imago (case popolari che non sembrino tali), ambiente (assicurare attività , rendere vive di contenuti le aree). La sua teoria non è stata esente da critiche ma ha comunque posto l’accento sul fatto che come si costruiscono le città può avere un peso sulla diffusione della criminalità.
C’è poi la teoria geografica del crimine che pone l’accento sul dove del crimine più che sul perché.
Gli studi sulle differenze di genere hanno preso piede in pratica da dopo la liberalizzazione della donna, prima la delinquente era considerata malata (isteria) o prostituta. Sono studi nuovi che evidenziano che le differenze di trattamento delle delinquenti donne spariscono di fronte alla gravità del reato.
La criminologia postmoderna, attualmente allo stato embrionale, ha già proposto teorie alternative quali:
1.
Foucault che ha trattato temi centrali per la criminologia: soggettività, rapporto tra potere controllo e sapere criminologico. Segue l’impostazione di Nietzsche e confuta la concezione umanistica della centralità del soggetto. Il sapere criminologico è correlato al potere da cui dipende l’esistenza delle strutture di controllo della criminalità. Il ruolo del diritto penale e della prigione sono un modo per segnare i limiti della tolleranza;
2.
teoria linguistica o semiotica che si ispira a Lacan. Si aspira a un mondo relativamente libero dal male, è la nemesi del postmodernismo nichilista;
3.
teoria del caos deriva dalle scienze fisiche, teoria della complessità dove vanno utilizzate le rappresentazioni non lineari e dinamiche della realtà. L’approccio è multidisciplinare.
Per quanto riguarda le nuove vie della criminologia, il breve excursus storico parte dal 1950 anno in cui viene fondata la criminologia come disciplina autonoma su impulso di
de Greeff al II congresso internazionale di Parigi. Si auspicava a una impostazione multifattoriale e multidisciplinare. Le fasi del processo della storia della criminologia secondo Pinatel si sviluppano:
- con teorie all’interno delle criminologie settoriali
- attraverso l’elaborazione di una sintesi
Ora si tratta di avviare una nuova fase partendo da 4 regole metodologiche:
1. livelli interpretativi (il fenomeno criminalità, il deviante e l’atto deviante)
2. attuare la criminografia, cioè la descrizione del crimine
3. separazione dei tipi psichiatricamente definiti per stabilire cosa è di pertinenza psichiatrica da cosa è invece di pertinenza criminologica
4. approccio differenziali e quindi i raffronti tra criminalità e altri fenomeni sociali, delinquenti e non…
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